venerdì 16 settembre 2011
mercoledì 3 novembre 2010
OFFERTE DI NATALE
Presentiamo di seguito le nostre offerte per il Natale 2010. Il vino è ordinabile via email all'indirizzo info@terrecolte.com, citando il/i codice/i dell'offerta, nome, cognome, indirizzo completo, recapiti e notizie importanti per la consegna, oltre a codice fiscale o partita IVA, provvederemo a rispondere comunicando le modalità di spedizione e pagamento.
A1 - 6 BOTTIGLIE ROSSO (2 TAURASI 2005 - 2 TAURASI 2003 - 2 AGLIANICO 2007): € 80,00 anzichè 91,20
A2 - 6 BOTTIGLIE BIANCO (2 FIANO DI AVELLINO 2009 - 2 GRECO DI TUFO 2009 - 2 FALANGHINA 2009): € 45,00 anzichè 52,80
B1 - 12 BOTTIGLIE MISTE (2 TAURASI 2005 - 2 TAURASI 2003 - 2 AGLIANICO 2007 - 2 FIANO DI AVELLINO 2009 - 2 GRECO DI TUFO 2009 - 2 FALANGHINA 2009): € 120,00 anzichè 144,00
C1 - 6 TAURASI 2005: € 90,00 anzichè 108,00
C2 - 6 TAURASI 2003: € 110,00 anzichè 144,00
C3 - 6 BOTTIGLIE GRECO DI TUFO 2009: € 45,00 anzichè 57,60
C4 - 1 BOTTIGLIA DI MERAVIGLIA 2007: € 36,00 anzichè € 48,00
D1 - VERTICALE DI TAURASI IN CASSETTA DI LEGNO (1 TAURASI 2003 - 1 TAURASI 2004 - 1 TAURASI 2005): € 60,00 anzichè 83,00
Prezzi comprensivi di IVA e trasporto
A1 - 6 BOTTIGLIE ROSSO (2 TAURASI 2005 - 2 TAURASI 2003 - 2 AGLIANICO 2007): € 80,00 anzichè 91,20
A2 - 6 BOTTIGLIE BIANCO (2 FIANO DI AVELLINO 2009 - 2 GRECO DI TUFO 2009 - 2 FALANGHINA 2009): € 45,00 anzichè 52,80
B1 - 12 BOTTIGLIE MISTE (2 TAURASI 2005 - 2 TAURASI 2003 - 2 AGLIANICO 2007 - 2 FIANO DI AVELLINO 2009 - 2 GRECO DI TUFO 2009 - 2 FALANGHINA 2009): € 120,00 anzichè 144,00
C1 - 6 TAURASI 2005: € 90,00 anzichè 108,00
C2 - 6 TAURASI 2003: € 110,00 anzichè 144,00
C3 - 6 BOTTIGLIE GRECO DI TUFO 2009: € 45,00 anzichè 57,60
C4 - 1 BOTTIGLIA DI MERAVIGLIA 2007: € 36,00 anzichè € 48,00
D1 - VERTICALE DI TAURASI IN CASSETTA DI LEGNO (1 TAURASI 2003 - 1 TAURASI 2004 - 1 TAURASI 2005): € 60,00 anzichè 83,00
Prezzi comprensivi di IVA e trasporto
venerdì 24 settembre 2010
VENDEMMIA 2010
Da cronache di Gusto
È solo questione di pochi giorni, qualche settimana ancora. E c’è già chi è pronto. In varie zone d’Italia parte la vendemmia, edizione 2010. In Sicilia poi, con le varietà più precoci, tipo Chardonnay, è davvero questione di ore. E come ogni anno è già partita la valanga di notizie e annunci fatte di previsioni sul raccolto, sull’andamento climatico, fini disquisizioni sulle varie zone della penisola. Ma il bello deve ancora venire.
Perché tra qualche settimana produttori, consorzi, organismi professionali, insomma buona parte del mondo del vino istituzionale e non, comincerà a dare i voti alle vendemmie del 2010 e ad inondare le email dei giornalisti e degli enofili di vari comunicati stampa tanto numerosi quanto inutili. C’è da giurarci: anche quest’anno le vendemmie oscilleranno tra l’ottimo e l’eccellente a dispetto di tutti i problemi a cui i vigneti sono esposti, soprattutto quei fenomeni meteorologici che stanno anche alla base del fascino del vino. Provate a farci caso. Tra qualche settimana sentirete o leggerete di «vendemmia a quattro stelle», uva eccellente», «meno quantità ma più qualità», «un’annata memorabile», «un’uva in perfette condizioni di salute nonostante il caldo». Se non, nei casi più esagerati, il ricorso a termini ancora più ridondanti dove l’eccellente e l’ottimo sono sempre il filo conduttore. Mai che qualcuno ammetta pubblicamente che la vendemmia è andata così così, che ha piovuto troppo, che l’umidità ha giocato un brutto scherzo. Insomma, un po’ di verità.
Senza pensare che alcuni giudizi non tengono conto della vastità dei territori. Per esempio negli anni passati abbiamo assistito a valutazioni del tipo: «In Sicilia vendemmia ottima». Ma come si fa a dare un giudizio del genere? La Sicilia è così grande che da un territorio all’altro ci sono differenze dal punto di vista climatico come quelle che passano tra il giorno e la notte. Come si fa a giudicare un territorio così vasto che va dalle assolate colline trapanesi fino all’Etna dal clima continentale? Davvero si può pensare che basti un giudizio così frettoloso e superficiale? Tutto questo, riteniamo, non faccia bene al mondo del vino. E a quello dei suoi seguaci. Che vorrebbe invece poche e sincere notizie. Tutto questo mentre ci prepariamo a subire un’invasione di notizie dove la vendemmia 2010 sarà «la migliore degli ultimi anni». Come ogni anno.
ci sentiamo di sottoscrivere. anche in Irpinia la situazione non è chiara e molto a macchi di leopardo, ci sono vigneti fantastici per maturazione dell'uva e prospettiva e situazioni meno positive, solo a uva vinificata si potrà dare una valutazione più precisa.
È solo questione di pochi giorni, qualche settimana ancora. E c’è già chi è pronto. In varie zone d’Italia parte la vendemmia, edizione 2010. In Sicilia poi, con le varietà più precoci, tipo Chardonnay, è davvero questione di ore. E come ogni anno è già partita la valanga di notizie e annunci fatte di previsioni sul raccolto, sull’andamento climatico, fini disquisizioni sulle varie zone della penisola. Ma il bello deve ancora venire.
Perché tra qualche settimana produttori, consorzi, organismi professionali, insomma buona parte del mondo del vino istituzionale e non, comincerà a dare i voti alle vendemmie del 2010 e ad inondare le email dei giornalisti e degli enofili di vari comunicati stampa tanto numerosi quanto inutili. C’è da giurarci: anche quest’anno le vendemmie oscilleranno tra l’ottimo e l’eccellente a dispetto di tutti i problemi a cui i vigneti sono esposti, soprattutto quei fenomeni meteorologici che stanno anche alla base del fascino del vino. Provate a farci caso. Tra qualche settimana sentirete o leggerete di «vendemmia a quattro stelle», uva eccellente», «meno quantità ma più qualità», «un’annata memorabile», «un’uva in perfette condizioni di salute nonostante il caldo». Se non, nei casi più esagerati, il ricorso a termini ancora più ridondanti dove l’eccellente e l’ottimo sono sempre il filo conduttore. Mai che qualcuno ammetta pubblicamente che la vendemmia è andata così così, che ha piovuto troppo, che l’umidità ha giocato un brutto scherzo. Insomma, un po’ di verità.
Senza pensare che alcuni giudizi non tengono conto della vastità dei territori. Per esempio negli anni passati abbiamo assistito a valutazioni del tipo: «In Sicilia vendemmia ottima». Ma come si fa a dare un giudizio del genere? La Sicilia è così grande che da un territorio all’altro ci sono differenze dal punto di vista climatico come quelle che passano tra il giorno e la notte. Come si fa a giudicare un territorio così vasto che va dalle assolate colline trapanesi fino all’Etna dal clima continentale? Davvero si può pensare che basti un giudizio così frettoloso e superficiale? Tutto questo, riteniamo, non faccia bene al mondo del vino. E a quello dei suoi seguaci. Che vorrebbe invece poche e sincere notizie. Tutto questo mentre ci prepariamo a subire un’invasione di notizie dove la vendemmia 2010 sarà «la migliore degli ultimi anni». Come ogni anno.
ci sentiamo di sottoscrivere. anche in Irpinia la situazione non è chiara e molto a macchi di leopardo, ci sono vigneti fantastici per maturazione dell'uva e prospettiva e situazioni meno positive, solo a uva vinificata si potrà dare una valutazione più precisa.
giovedì 23 settembre 2010
AGGIORNATO IL SITO VINI BUONI D'ITALIA
aggiornato il sito di vini buoni d'italia con le corone e le golden star 2011.
http://www.vinibuoni.it/golden_star.php
http://www.vinibuoni.it/golden_star.php
mercoledì 22 settembre 2010
sabato 4 settembre 2010
etichetta taurasi 2007
sabato 31 luglio 2010
Taurasi Convivio 2005 Golden Star
Si è svolta venerdì 30 luglio la serata di proclamazione delle corone dei Vini buoni d'Ialia 2011.
Terre Colte è stata selezionata tra le circa 50 aziende campane che hanno ricevuto la golden star, purtroppo non siamo riusciti ad ottenere la corona, assegnata a 19 vini.
Per noi la soddisfazione di un riconoscimento importante e, soprattutto, quella di essere l'unico taurasi che ha ricevuto la Golden Star.
Tre Taurasi riserva (molettieri, Terredora e Mastroberardino) hanno avuto il massimo riconoscimento della corona.
Per una piccola azienda come la nostra è un grande successo e lo stimolo a proseguire nella sistematica ricerca dell'eccellenza nei nostri vini.
Terre Colte è stata selezionata tra le circa 50 aziende campane che hanno ricevuto la golden star, purtroppo non siamo riusciti ad ottenere la corona, assegnata a 19 vini.
Per noi la soddisfazione di un riconoscimento importante e, soprattutto, quella di essere l'unico taurasi che ha ricevuto la Golden Star.
Tre Taurasi riserva (molettieri, Terredora e Mastroberardino) hanno avuto il massimo riconoscimento della corona.
Per una piccola azienda come la nostra è un grande successo e lo stimolo a proseguire nella sistematica ricerca dell'eccellenza nei nostri vini.
martedì 27 luglio 2010
domeniche a Taurasi
La CONDOTTA SLOW FOOD Irpinia Colline dell’Ufita e Taurasi
(www.condottaufitataurasi.it) insieme al Comune di Taurasi e all’Associazione Culturale il Campanile si fa promotrice di cinque giorni di incontri a Taurasi (AV) – prima giornata 01 agosto 2010 dalle ore 9.30 – tra i consumatori e i piccoli produttori di eccellenze enogastronomiche irpine.
Dietro il nome di una prestigiosa DOCG Taurasi c’è un paese di origine agricola che conserva un borgo medievale e un castello che risale ai Longobardi. Il borgo e il suo castello sono il luogo naturale di scambio di tutti i prodotti che donava il fertile agro e il lavoro quotidiano del suo contado. Da sempre i piccoli mercati vendevano
oli, formaggi, vini e prodotti di artigiani itineranti che fornivano i pochi beni di lusso.
La manifestazione farà rinascere il borgo secondo antiche tradizioni ospitando i produttori nei suoi locali e nelle sue piazze. Si presenteranno così alle persone i prodotti di questo territorio: olio, formaggi, insaccati, torroni e naturalmente…. vini.
Gli appassionati del consumo consapevole possono apprendere dal singolo produttore cosa può offrire di speciale Taurasi e l’Irpinia. Coloro che vogliono trattenersi possono partecipare a seminari e a laboratori del gusto che si terranno nell’antico castello, attraverso una guida competente capire i profumi e i sapori che fanno un buon vino, degustare l’alta qualità dei vini del territorio e infine festeggiare per i vicoli del borgo con i suoni della tradizione musicale irpina.
Parteciperanno alla manifestazione: le cantine Antica Hirpinia, Antico Borgo, Antonio Caggiano, Boccella, Cantine Famiglietti, Cantine Giardino, Cantine Guastaferro, Cantine Manimurci , Cantine Russo Taurasi, Cardinale, Contrade di Taurasi – Cantine Lonardo, Elmi, Filadoro, GMG vinicola Taurasi, Guerriero Claudio, La Torella , Miervini, Molettieri Armando, Sella delle Spine, Tecce, Tenuta Cavalier Pepe, Terrecolte, Terre d’Angelo, , Guastaferro, Vadiaperti, Vigna Villae, Villa Diamante, il Gruppo del Consorzio dei Produttori del Ravece dop, l’azienda FAM, Rossetti Antonio commerciante e produttore di prodotti di campo, Zulla Rosina produttrice di formaggio laticauda, Forgione produttore di Caciocavallo e provoloni, Grieci Rocco Antonio produttore di Formaggi di vaccino e caciocavallo, l’agriturismo il torchio che porterà il pane di monte calvo, l’agriturismo Regio Tratturo e il Poggio e il Picchio produttori di marmellate. Saranno presenti ancora il miele di Bellamamma, i torroni di De Luca, Maiali, salsicce e insaccati della Colombaia di Ariano Irpino e di Roberto Caggiano, la pasta fresca di Hirpinia naturalia e le grappe della distilleria Antonellis.
Per info: Franco Archidiacono 380 9019050, Sandro Barletta 338 5234241, Flavio Castaldo 333 6064386
info@condottaufitataurasi.it ; info@mercatialborgo.it ;
www.mercatialborgo.it
(www.condottaufitataurasi.it) insieme al Comune di Taurasi e all’Associazione Culturale il Campanile si fa promotrice di cinque giorni di incontri a Taurasi (AV) – prima giornata 01 agosto 2010 dalle ore 9.30 – tra i consumatori e i piccoli produttori di eccellenze enogastronomiche irpine.
Dietro il nome di una prestigiosa DOCG Taurasi c’è un paese di origine agricola che conserva un borgo medievale e un castello che risale ai Longobardi. Il borgo e il suo castello sono il luogo naturale di scambio di tutti i prodotti che donava il fertile agro e il lavoro quotidiano del suo contado. Da sempre i piccoli mercati vendevano
oli, formaggi, vini e prodotti di artigiani itineranti che fornivano i pochi beni di lusso.
La manifestazione farà rinascere il borgo secondo antiche tradizioni ospitando i produttori nei suoi locali e nelle sue piazze. Si presenteranno così alle persone i prodotti di questo territorio: olio, formaggi, insaccati, torroni e naturalmente…. vini.
Gli appassionati del consumo consapevole possono apprendere dal singolo produttore cosa può offrire di speciale Taurasi e l’Irpinia. Coloro che vogliono trattenersi possono partecipare a seminari e a laboratori del gusto che si terranno nell’antico castello, attraverso una guida competente capire i profumi e i sapori che fanno un buon vino, degustare l’alta qualità dei vini del territorio e infine festeggiare per i vicoli del borgo con i suoni della tradizione musicale irpina.
Parteciperanno alla manifestazione: le cantine Antica Hirpinia, Antico Borgo, Antonio Caggiano, Boccella, Cantine Famiglietti, Cantine Giardino, Cantine Guastaferro, Cantine Manimurci , Cantine Russo Taurasi, Cardinale, Contrade di Taurasi – Cantine Lonardo, Elmi, Filadoro, GMG vinicola Taurasi, Guerriero Claudio, La Torella , Miervini, Molettieri Armando, Sella delle Spine, Tecce, Tenuta Cavalier Pepe, Terrecolte, Terre d’Angelo, , Guastaferro, Vadiaperti, Vigna Villae, Villa Diamante, il Gruppo del Consorzio dei Produttori del Ravece dop, l’azienda FAM, Rossetti Antonio commerciante e produttore di prodotti di campo, Zulla Rosina produttrice di formaggio laticauda, Forgione produttore di Caciocavallo e provoloni, Grieci Rocco Antonio produttore di Formaggi di vaccino e caciocavallo, l’agriturismo il torchio che porterà il pane di monte calvo, l’agriturismo Regio Tratturo e il Poggio e il Picchio produttori di marmellate. Saranno presenti ancora il miele di Bellamamma, i torroni di De Luca, Maiali, salsicce e insaccati della Colombaia di Ariano Irpino e di Roberto Caggiano, la pasta fresca di Hirpinia naturalia e le grappe della distilleria Antonellis.
Per info: Franco Archidiacono 380 9019050, Sandro Barletta 338 5234241, Flavio Castaldo 333 6064386
info@condottaufitataurasi.it ; info@mercatialborgo.it ;
www.mercatialborgo.it
giovedì 8 luglio 2010
VINIBUONI D'ITALIA 2011
E' con piacere che comunichiamo che il nostro TAURASI CONVIVIO 2005 ha ottenuto la Golden Star da parte della guida del Touring Club e sarà presente alla finale per l'assegnazione delle Corone dal 26 al 30 luglio a Guardia Sanframondi (Bn).
Questa è l'ennesima attestazione, dopo i giudizi lusinghieri della Guida Veronelli e Luca Maroni e la rivista Il Mio Vino, del lavoro della nostra cantina, in particolare di Gerardo Spiniello che cura il vino con passione ed amore.
Cercheremo di sfruttare questo riconoscimento per far conoscere ed apprezzare sempre più il Taurasi in Italia e nel mondo.
Questa è l'ennesima attestazione, dopo i giudizi lusinghieri della Guida Veronelli e Luca Maroni e la rivista Il Mio Vino, del lavoro della nostra cantina, in particolare di Gerardo Spiniello che cura il vino con passione ed amore.
Cercheremo di sfruttare questo riconoscimento per far conoscere ed apprezzare sempre più il Taurasi in Italia e nel mondo.
lunedì 17 maggio 2010
ESITO DEGUSTAZIONI TAURASI - BAROLO
Come promesso, riportiamo l'esito delle degustazioni tenutesi al Vinitaly presso il nostro stand, per il confronto Taurasi - Barolo
Abbiamo offerta in degustazione i seguenti Taurasi di TerreColte:
1. TAURASI CONVIVIO 2003
2. TAURASI CONVIVIO 2005
3. TAURASI CONVIVIO 2007 campione di botte in affinamento (questo vino al momento della degustazione aveva 18 mesi di legno 50% barrique e 50% tonneaux)
e i seguenti Barolo:
1. BAROLO TERRE 2005
2. BAROLO NIRVANO BERSANO 2004
3. BAROLO FONTANAFREDDA SERRALUNGA 2005
4. BAROLO CORDONE 2001
5. BAROLO MASSOLINO 2003
6. BAROLO BARALE 2003
ogni persona allo stand ha degustato 2 campioni di barolo e 1 di taurasi
I punteggi sono stati i seguenti:
1. BAROLO CORDONE 2001 14,17
2. TAURASI CONVIVIO 2003 13,91
3. TAURASI CONVIVIO 2007 13,89
4. TAURASI CONVIVIO 2005 13,56
5. BAROLO 12,91
6. BAROLO 12,81
7. BAROLO 12,56
8. BAROLO 12,16
9. BAROLO 11,47
Eliminando i punteggi estremi, la classifica vede a pari merito a 14,00 il Barolo Cordone 2001, il Taurasi Convivio 2003 e il Taurasi Convivio 2007.
Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato a questo nostro gioco, che ci ha permesso:
1. di conoscere tanti appassionati di vino
2. di mostrare loro come il Taurasi sia un grande vino, per nulla inferiore al barolo, anzi
3. di far provare in anteprima quello che sarà uno dei più grandi vini del secolo: il TAURASI 2007 (si badi tutti non solo il nostro), che già adesso, in fase di affinamento regge il confronto con tutti.
4. di far conoscere il taurasi a molti che si sono presentati allo stand curiosi perchè non ne avevano mai sentito parlare. Temiamo di aver fatto più noi per la promozione di questo vino che tutti gli altri (regione Campania e Camera di Commercio di Avellino incluse).
al prossimo evento......
Abbiamo offerta in degustazione i seguenti Taurasi di TerreColte:
1. TAURASI CONVIVIO 2003
2. TAURASI CONVIVIO 2005
3. TAURASI CONVIVIO 2007 campione di botte in affinamento (questo vino al momento della degustazione aveva 18 mesi di legno 50% barrique e 50% tonneaux)
e i seguenti Barolo:
1. BAROLO TERRE 2005
2. BAROLO NIRVANO BERSANO 2004
3. BAROLO FONTANAFREDDA SERRALUNGA 2005
4. BAROLO CORDONE 2001
5. BAROLO MASSOLINO 2003
6. BAROLO BARALE 2003
ogni persona allo stand ha degustato 2 campioni di barolo e 1 di taurasi
I punteggi sono stati i seguenti:
1. BAROLO CORDONE 2001 14,17
2. TAURASI CONVIVIO 2003 13,91
3. TAURASI CONVIVIO 2007 13,89
4. TAURASI CONVIVIO 2005 13,56
5. BAROLO 12,91
6. BAROLO 12,81
7. BAROLO 12,56
8. BAROLO 12,16
9. BAROLO 11,47
Eliminando i punteggi estremi, la classifica vede a pari merito a 14,00 il Barolo Cordone 2001, il Taurasi Convivio 2003 e il Taurasi Convivio 2007.
Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato a questo nostro gioco, che ci ha permesso:
1. di conoscere tanti appassionati di vino
2. di mostrare loro come il Taurasi sia un grande vino, per nulla inferiore al barolo, anzi
3. di far provare in anteprima quello che sarà uno dei più grandi vini del secolo: il TAURASI 2007 (si badi tutti non solo il nostro), che già adesso, in fase di affinamento regge il confronto con tutti.
4. di far conoscere il taurasi a molti che si sono presentati allo stand curiosi perchè non ne avevano mai sentito parlare. Temiamo di aver fatto più noi per la promozione di questo vino che tutti gli altri (regione Campania e Camera di Commercio di Avellino incluse).
al prossimo evento......
sabato 17 aprile 2010
Quality From Italy
E' partito il sito www.qualityfromitaly.com, sul quale è possibile trovare le eccellenze dell'enogastronomia italiana e, naturalmente, i vini di terrecolte.
alcuni esempi:

PINOT GRIGIO 2004
Vino aperitivo, adatto su tutta la gamma degli antipasti magri, delle minestre asciutte e in brodo, degli agnolotti ripieni di verdure, dei piatti a base di uova, di pesce e di crostacei
€ 17,00

OLIO DEL RE-OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA DENOCCIOLATO 0,25 LT
Olio d'oliva di categoria superiore ottenuto direttamente da estrazione a freddo di olive coltivate in Italia denocciolate e unicamente mediante procedimenti meccanici
€ 8,50

BOTTARGA DI MUGGINE 170-200 GR
Il “caviale sardo” è frutto della lavorazione di uova di muggine salate ed essiccate con ventilazione naturale. Il suo sapore caratteristico e delicato era già noto e apprezzato nell’antichità
€ 22,00
altre prelibatezza a prossimi post
Terre Colte a Vinitaly
5 giorni di fatica, ma ce l'abbiamo fatta.
Anche quest'anno il Vinitaly è passato e, ora, possiamo cominciare a lavorare.
impressioni sparse:
1. buona affluenza di pubblico, ma, soprattutto, più competenza. AL nostro stand, nel Padiglione Campania, tanta gente del nord Italia, interessata ai bianchi campani, ma anche ai rossi.
2. tanti ubriachi....quelli non mancano mai.
3. il padiglione della Campania ha avuto un miglioramento incredibile rispetto allo scorso anno, sembra quasi un padiglione come gli altri.
4. Una domanda, ma perchè Masi non si sognerebbe mai di andare nel Padiglione della Puglia, Firriato in Veneto, Biondi Santi in PIemonte, mentre Feudi, Mastroberardino, Terredora, Villa Matilde, ecc. sono tutti esterni al Padiglione Campania? E perchè, quando la regione Campania deve promuovere il proprio vino poi coinvolge e responsabilizza sempre gli stessi e proprio loro?
Tempo per le degustazioni non ce n'è stato. Due umili e personali segnalazioni:
1. Passito di Aglianico della Cantina Iannella
2. Sagrantino di Montefalco di Di Filippo.
saluti
Anche quest'anno il Vinitaly è passato e, ora, possiamo cominciare a lavorare.
impressioni sparse:
1. buona affluenza di pubblico, ma, soprattutto, più competenza. AL nostro stand, nel Padiglione Campania, tanta gente del nord Italia, interessata ai bianchi campani, ma anche ai rossi.
2. tanti ubriachi....quelli non mancano mai.
3. il padiglione della Campania ha avuto un miglioramento incredibile rispetto allo scorso anno, sembra quasi un padiglione come gli altri.
4. Una domanda, ma perchè Masi non si sognerebbe mai di andare nel Padiglione della Puglia, Firriato in Veneto, Biondi Santi in PIemonte, mentre Feudi, Mastroberardino, Terredora, Villa Matilde, ecc. sono tutti esterni al Padiglione Campania? E perchè, quando la regione Campania deve promuovere il proprio vino poi coinvolge e responsabilizza sempre gli stessi e proprio loro?
Tempo per le degustazioni non ce n'è stato. Due umili e personali segnalazioni:
1. Passito di Aglianico della Cantina Iannella
2. Sagrantino di Montefalco di Di Filippo.
saluti
martedì 10 novembre 2009
World Wine Symposium a Cernobbio. Appunti da Sud
dal sito www.lucianopignataro.com
Un po' la crisi, un po' qualche degustazione, un po' la Davos du Vin a Cernobbio. Tempo di bilanci, così per fare il punto di lavoro. Soprattutto in vista di un profondo cambiamento di visuale in arrivo e di cui avrete a breve notizia.
Il Sud, direi il Centro Sud con l'esclusione di parti della Toscana, è ancora assolutamente fuori dalla percezione comune e specialistica come zona di produzione di vino di pregio. Persino la Sicilia, di cui tanto si è parlato negli anni '90, non ha Superstar adeguate a rappresentarla in maniera immediata, franca, diretta. Non bisogna fare il giro del mondo per capirlo, basta chiedere ai grandi ristoranti della Penisola Sorrentina e della Versilia cosa vendono sopra i trenta euro e cosa sopra i 500 euro a bottiglia.
L'unica novità italiana di questo decennio, peraltro contesa dall'Austria, è il Pinot Grigio di cui è letteralmente impazzito il mercato anglosassone per quei bisogni indotti dalla pubblicità che a noi ci portano a non poter fare a meno dell' hula hoop
Anzi, negli ultimi vent'anni, alcuni territori come Cile, Argentina, Austria, Nuova Zelanda, Oregon e Sud-Africa hanno messo la freccia e sorpassato il nostro Mezzogiorno.
Questo non vuol dire che non sono stati fatti notevoli passi in avanti, ma solo che la velocità e la profondità di comunicazione non sono state adeguate al cambiamento enologico mondiale e alla crisi dei prezzi iniziata nel 2002. Basti pensare, a mò di esempio, che solo nel 1998 la Campania ha avuto il suo padiglione al Vinitaly, la Puglia nel 2003 mentre la Basilicata investe ancora nella Fiera del Levante consigliata evidentemente da chi vende stufe nel deserto e frigoriferi agli esquimesi.
Il risultato è che i vitigni del Sud sono ancora assolutamente sconosciuti fuori dal Sud alla grande massa dei consumatori e che solo la ristretta cerchia di critici oltre che di enotecari e ristoratori consapevoli ne ha nebulosa contezza
In particolare, possiamo affermare con certezza che la qualità produttiva dei vini meridionali è ormai una caratteristica acquisita e diffusa in tutte le sue manifestazione aziendali, dalle realtà storiche a quelle nate con l'ultima vendemmia.
Il punto è che lo stesso miglioramento è avvenuto un po' ovunque grazie alla diffusione delle conoscenze agronomiche e in cantina che consentono di piantare viti anche in posizione non ottimali (Montalcino docet). Questo balzo qualitativo in avanti riguarda tutto il mondo del vino, ché fino ad una generazione fa persino Bordeaux, a parte i 15/20 chateau più importanti che fanno leggenda, aveva problemi di affermazione qualitativa.
Negli ultimi 20 anni è avvenuto però che alcune aree produttive hanno conquistato, o meglio, riconquistato il loro mercato di prossimità. Questo si è verificato anzitutto in Abruzzo, Umbria, Campania, Sicilia, poi in seconda battuta in Basilicata, Puglia e solo in parte in Calabria, ormai l'unica regione italiana dove non sempre si trovano carte dei vini con aziende di territorio così come avveniva all'inizio degli anni '90 (1990 non 1890) in tutto il Sud.
In questo movimento sul mercato di prossimità, la Campania ha avuto una spinta in più, assolutamente inconsapevole perché in realtà tutti gli sforzi enologici e mediatici erano concentrati sui rossi, grazie ai tre bianchi (Fiano, Greco e Falanghina) che hanno incrociato l'alleggerimento della cucina e la tradizionale gastronomia della Costa. Questa caratteristica ha consentito alle aziende campane di occupare altri mercati più aperti anche perché senza background produttivo di fascino come Roma (primo importatore di vini campani), Emilia Romagna e in parte Milano.
Il futuro (auspicabile ma al momento presunto) della Campania (e della Basilicata) sul mercato mondiale dello star system non potrà essere l'Aglianico perché le caratteristiche di questo vitigno non lo mettono in condizione di essere competitivo con i grandi uvaggi internazionali o con lo stesso nebbiolo. La forza dell'Aglianico sarà dunque quella di essere un grande vino di territorio da consumare con la cucina tradizionale o ben strutturata, un po' come il Lambrusco in Emilia Romagna, il Teroldego il Trentino, il Sangiovese in Toscana, il Montepulciano in Abruzzo, il Sagrantino in Umbria, il Gaglioppo in Calabria, il Negroamaro e il Primitivo in Puglia. Il suo grande vantaggio sarà però quello di essere espressione di un areale con oltre sei milioni di residenti, il più popoloso dopo la Lombardia, a ridosso del mercato romano e con simpatizzanti in tutto il mondo per via dell'emigrazione che ha interessato il Sud.
Con molta probabilità, sarà la 2004 la prima annata che consentirà di passare dalla preistoria alla storia di questo vitigno. L'alternativa di consumo è annacquarlo con merlot, cabernet, primitivo: ma in questo caso sarà solo un buon vino e non potrà mai essere lontanamente paragonabile alle storie vere di altri territori tradizionali. Sulla diversità, più che sulla omologazione, potrà giocare le sue carte sull'export.
Stesso discorso vale per gli altri vitigni meridionali, con la unica eccezione, a mio giudizio, dei blend etnei capaci di raggiungere quella finezza espressiva necessaria per poter essere compresi in ogni luogo senza tradire le proprie caratteristiche. Ma anche in questo caso bisognerà attendere la creazione della storia, nella speranza che l'Etna non finisca nerodavolizzato con l'introduzione della spalliera e delle barrique a gogò.
Inoltre il punto debole del Sud, oltre alla malaccorta gestione paesaggistica e della qualità ambientale del territorio da parte del ceto politico che è espressione miopica delle comunità che lo elegge, è l'assoluta incapacità di promuoversi fuori dal Sud perché la maggior parte delle aziende, direi la quasi totalità, ha una idea assolutamente confusa di cosa siano il mercato e la gastronomia moderna. è ancora il punto più alto di marketing di cui il produttore medio meridionale è capace perché non gira, non beve e non mangia fuori dal proprio territorio a meno che non sia scarrozzato gratis dal proprio assessorato regionale all'agricoltura. Capita così che si facciano spennare dagli imbonitori di turno che vendono acqua come pozione per far riscrescere i capelli mentre gli assessorati regionali fanno quasi esclusivamente animazione territoriale con putiputi e triccabballac, anch'essi spesso ripuliti dal funamboliere del momento. Sono invece assolutamente insufficienti i fondi pubblici stanziati per la ricerca, l'unica eccezione è la Puglia, mentre solo due aziende private, Feudi e Librandi, hanno ritenuto di investire cospicui fondi su questo fronte.
Inoltre un altro punto debole, culturale, è che la maggior parte dei produttori preferisce mantenere il punto piuttosto che guardare alla convenienza. In poche parole, sembra incredibile, spesso siamo ancora di fronte a problemi di affermazione territoriale, a cosa ho fatto io e cosa hai fatto tu. Se c'è quello io non vengo. E, ancora una perla, io metto solo Fiano nel Fiano, io. Gli scienziati alle prese con il problema dell'anello mancante potrebbero cominciare da qui a risolvere l'enigma della banana è solo mia:-)
Come ha detto Angelo Gaja nel suo intervento a Cernobbio, Fiano e Greco, ma io penso anche la Falanghina, possono essere il vero petrolio enologico per la Campania come il rosato per la Puglia e la Calabria cirotana. A patto che non si producano bottiglie come se fossero buatte di pummarole da preparare in agosto e vendere a dicembre. Le caratteristiche di queste tipologie impongono serietà, specializzazione, nascita di cru e di annate riserva.
A parte infatti che anche per il pomodoro si impone ormai un discorso di riqualificazione produttiva, il punto è che non si potrà mai creare fascino alle bottiglie di vino trattate come le bottiglie di acqua minerale.
Bisogna dunque ripartire dall'agricoltura sana per capire cosa si mette in bottiglia e dalla maturità commerciale che fa grande un territorio in un mercato globale ormai davvero piccolo e dove l'offerta supera la domanda in maniera costante. Proprio come la massa di informazioni supera la capacità di ascolto.
Chi vivrà berrà.
COMMENTO DI TERRE COLTE
Condivido al 99% (per me l'aglianico non può non competere con i nebbioli e i sangivesi - se non lo fa la colpa è della incapacità di promuoverlo).
Purtroppo a queste parole seguono fatti folli.
Camere di Commercio che litigano con la Regione.
Regione che si affida sempre ai soliti per le politiche di sviluppo, favorendo solo lo sviluppo dei soliti.
Prezzi dei vini senza alcuna logica (taurasi venduti a 6,50€, greco e fiano alla stregua del tavernello - prima o poi qualcuno dovrà rendere conto sulle tecniche di produzione).
Politiche di sviluppo ....... nessuna politica di sviluppo del territorio
NESSUNA (a meno che non vogliano farci credere che parlare da 3 anni di enoteca regionale sia una politica di sviluppo).
E, per finire, nessuna sinergia, co-marketing (pardon), azione comune tra piccoli produttori.
Un po' la crisi, un po' qualche degustazione, un po' la Davos du Vin a Cernobbio. Tempo di bilanci, così per fare il punto di lavoro. Soprattutto in vista di un profondo cambiamento di visuale in arrivo e di cui avrete a breve notizia.
Il Sud, direi il Centro Sud con l'esclusione di parti della Toscana, è ancora assolutamente fuori dalla percezione comune e specialistica come zona di produzione di vino di pregio. Persino la Sicilia, di cui tanto si è parlato negli anni '90, non ha Superstar adeguate a rappresentarla in maniera immediata, franca, diretta. Non bisogna fare il giro del mondo per capirlo, basta chiedere ai grandi ristoranti della Penisola Sorrentina e della Versilia cosa vendono sopra i trenta euro e cosa sopra i 500 euro a bottiglia.
L'unica novità italiana di questo decennio, peraltro contesa dall'Austria, è il Pinot Grigio di cui è letteralmente impazzito il mercato anglosassone per quei bisogni indotti dalla pubblicità che a noi ci portano a non poter fare a meno dell' hula hoop
Anzi, negli ultimi vent'anni, alcuni territori come Cile, Argentina, Austria, Nuova Zelanda, Oregon e Sud-Africa hanno messo la freccia e sorpassato il nostro Mezzogiorno.
Questo non vuol dire che non sono stati fatti notevoli passi in avanti, ma solo che la velocità e la profondità di comunicazione non sono state adeguate al cambiamento enologico mondiale e alla crisi dei prezzi iniziata nel 2002. Basti pensare, a mò di esempio, che solo nel 1998 la Campania ha avuto il suo padiglione al Vinitaly, la Puglia nel 2003 mentre la Basilicata investe ancora nella Fiera del Levante consigliata evidentemente da chi vende stufe nel deserto e frigoriferi agli esquimesi.
Il risultato è che i vitigni del Sud sono ancora assolutamente sconosciuti fuori dal Sud alla grande massa dei consumatori e che solo la ristretta cerchia di critici oltre che di enotecari e ristoratori consapevoli ne ha nebulosa contezza
In particolare, possiamo affermare con certezza che la qualità produttiva dei vini meridionali è ormai una caratteristica acquisita e diffusa in tutte le sue manifestazione aziendali, dalle realtà storiche a quelle nate con l'ultima vendemmia.
Il punto è che lo stesso miglioramento è avvenuto un po' ovunque grazie alla diffusione delle conoscenze agronomiche e in cantina che consentono di piantare viti anche in posizione non ottimali (Montalcino docet). Questo balzo qualitativo in avanti riguarda tutto il mondo del vino, ché fino ad una generazione fa persino Bordeaux, a parte i 15/20 chateau più importanti che fanno leggenda, aveva problemi di affermazione qualitativa.
Negli ultimi 20 anni è avvenuto però che alcune aree produttive hanno conquistato, o meglio, riconquistato il loro mercato di prossimità. Questo si è verificato anzitutto in Abruzzo, Umbria, Campania, Sicilia, poi in seconda battuta in Basilicata, Puglia e solo in parte in Calabria, ormai l'unica regione italiana dove non sempre si trovano carte dei vini con aziende di territorio così come avveniva all'inizio degli anni '90 (1990 non 1890) in tutto il Sud.
In questo movimento sul mercato di prossimità, la Campania ha avuto una spinta in più, assolutamente inconsapevole perché in realtà tutti gli sforzi enologici e mediatici erano concentrati sui rossi, grazie ai tre bianchi (Fiano, Greco e Falanghina) che hanno incrociato l'alleggerimento della cucina e la tradizionale gastronomia della Costa. Questa caratteristica ha consentito alle aziende campane di occupare altri mercati più aperti anche perché senza background produttivo di fascino come Roma (primo importatore di vini campani), Emilia Romagna e in parte Milano.
Il futuro (auspicabile ma al momento presunto) della Campania (e della Basilicata) sul mercato mondiale dello star system non potrà essere l'Aglianico perché le caratteristiche di questo vitigno non lo mettono in condizione di essere competitivo con i grandi uvaggi internazionali o con lo stesso nebbiolo. La forza dell'Aglianico sarà dunque quella di essere un grande vino di territorio da consumare con la cucina tradizionale o ben strutturata, un po' come il Lambrusco in Emilia Romagna, il Teroldego il Trentino, il Sangiovese in Toscana, il Montepulciano in Abruzzo, il Sagrantino in Umbria, il Gaglioppo in Calabria, il Negroamaro e il Primitivo in Puglia. Il suo grande vantaggio sarà però quello di essere espressione di un areale con oltre sei milioni di residenti, il più popoloso dopo la Lombardia, a ridosso del mercato romano e con simpatizzanti in tutto il mondo per via dell'emigrazione che ha interessato il Sud.
Con molta probabilità, sarà la 2004 la prima annata che consentirà di passare dalla preistoria alla storia di questo vitigno. L'alternativa di consumo è annacquarlo con merlot, cabernet, primitivo: ma in questo caso sarà solo un buon vino e non potrà mai essere lontanamente paragonabile alle storie vere di altri territori tradizionali. Sulla diversità, più che sulla omologazione, potrà giocare le sue carte sull'export.
Stesso discorso vale per gli altri vitigni meridionali, con la unica eccezione, a mio giudizio, dei blend etnei capaci di raggiungere quella finezza espressiva necessaria per poter essere compresi in ogni luogo senza tradire le proprie caratteristiche. Ma anche in questo caso bisognerà attendere la creazione della storia, nella speranza che l'Etna non finisca nerodavolizzato con l'introduzione della spalliera e delle barrique a gogò.
Inoltre il punto debole del Sud, oltre alla malaccorta gestione paesaggistica e della qualità ambientale del territorio da parte del ceto politico che è espressione miopica delle comunità che lo elegge, è l'assoluta incapacità di promuoversi fuori dal Sud perché la maggior parte delle aziende, direi la quasi totalità, ha una idea assolutamente confusa di cosa siano il mercato e la gastronomia moderna.
Inoltre un altro punto debole, culturale, è che la maggior parte dei produttori preferisce mantenere il punto piuttosto che guardare alla convenienza. In poche parole, sembra incredibile, spesso siamo ancora di fronte a problemi di affermazione territoriale, a cosa ho fatto io e cosa hai fatto tu. Se c'è quello io non vengo. E, ancora una perla, io metto solo Fiano nel Fiano, io. Gli scienziati alle prese con il problema dell'anello mancante potrebbero cominciare da qui a risolvere l'enigma della banana è solo mia:-)
Come ha detto Angelo Gaja nel suo intervento a Cernobbio, Fiano e Greco, ma io penso anche la Falanghina, possono essere il vero petrolio enologico per la Campania come il rosato per la Puglia e la Calabria cirotana. A patto che non si producano bottiglie come se fossero buatte di pummarole da preparare in agosto e vendere a dicembre. Le caratteristiche di queste tipologie impongono serietà, specializzazione, nascita di cru e di annate riserva.
A parte infatti che anche per il pomodoro si impone ormai un discorso di riqualificazione produttiva, il punto è che non si potrà mai creare fascino alle bottiglie di vino trattate come le bottiglie di acqua minerale.
Bisogna dunque ripartire dall'agricoltura sana per capire cosa si mette in bottiglia e dalla maturità commerciale che fa grande un territorio in un mercato globale ormai davvero piccolo e dove l'offerta supera la domanda in maniera costante. Proprio come la massa di informazioni supera la capacità di ascolto.
Chi vivrà berrà.
COMMENTO DI TERRE COLTE
Condivido al 99% (per me l'aglianico non può non competere con i nebbioli e i sangivesi - se non lo fa la colpa è della incapacità di promuoverlo).
Purtroppo a queste parole seguono fatti folli.
Camere di Commercio che litigano con la Regione.
Regione che si affida sempre ai soliti per le politiche di sviluppo, favorendo solo lo sviluppo dei soliti.
Prezzi dei vini senza alcuna logica (taurasi venduti a 6,50€, greco e fiano alla stregua del tavernello - prima o poi qualcuno dovrà rendere conto sulle tecniche di produzione).
Politiche di sviluppo ....... nessuna politica di sviluppo del territorio
NESSUNA (a meno che non vogliano farci credere che parlare da 3 anni di enoteca regionale sia una politica di sviluppo).
E, per finire, nessuna sinergia, co-marketing (pardon), azione comune tra piccoli produttori.
lunedì 2 novembre 2009
Annuario dei migliori Vini d'Italia 2010 - Luca Maroni
IL MIGLIOR VINO DI TERRECOLTE
Taurasi Convivio 2005 87/100
Falanghina 2008: 84/100
Aglianico Melita 2007: 81/100
Greco di Tufo 2008: 77/100
Commento complessivo
L'archetipo eccellente è in casa: è la Falanghina 2008. Basterà estendere la sua nitidezza enologica esecutiva, la sua favolosa integrità ossidativa, il suo frutto a tutti gli altri vini, che allora Terre Colte sarà in vetta atutte le classifiche qualitative. Davvero un gran naso questo vino, da non perdere. Integrità che qualifica non poco un altro campione di Terre Colte come il migliore del tasting: il Taurasi Convivio 2005. La sua poderosa massa di speziato frutto ha ancora la linfa sua nativa, il suo primo turgore per porgersi ai sensi tanto possente quanto tondo, armonioso, soprattutto ancora fragrante. Complimenti per i conseguimenti e per i progressi.
Taurasi Convivio 2005 87/100
Falanghina 2008: 84/100
Aglianico Melita 2007: 81/100
Greco di Tufo 2008: 77/100
Commento complessivo
L'archetipo eccellente è in casa: è la Falanghina 2008. Basterà estendere la sua nitidezza enologica esecutiva, la sua favolosa integrità ossidativa, il suo frutto a tutti gli altri vini, che allora Terre Colte sarà in vetta atutte le classifiche qualitative. Davvero un gran naso questo vino, da non perdere. Integrità che qualifica non poco un altro campione di Terre Colte come il migliore del tasting: il Taurasi Convivio 2005. La sua poderosa massa di speziato frutto ha ancora la linfa sua nativa, il suo primo turgore per porgersi ai sensi tanto possente quanto tondo, armonioso, soprattutto ancora fragrante. Complimenti per i conseguimenti e per i progressi.
venerdì 30 ottobre 2009
Mezzo bicchiere di vino al giorno regala 5 anni di vita
da La Stampa online http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/salute/200910articoli/48341girata.asp
ELEONORA GRASSI
Mezzo bicchiere di vino al giorno regala circa 5 anni di vita in più, secondo uno studio olandese. L’analisi delle abitudini di circa 1.400 uomini di mezza età, seguiti per oltre 40 anni, ha rivelato che bere regolarmente una piccola quantità di alcol aumenta la longevità. E il maggior guadagno, quanto ad anni in più, si ha proprio per chi predilige mezzo bicchiere di vino al giorno: queste persone tendono a vivere circa quattro anni e mezzo- cinque in più rispetto agli astemi.
Non solo: secondo l’Adnkronos Salute chi consuma fi no a due bicchieri di vino, due pinte di birra o due dosi di superalcolici al giorno tende a vivere circa due anni in più dei non bevitori. I ricercatori della Wageningen University olandese hanno analizzato 1.374 uomini di 40 anni nati tra il 1900 e il 1920, esaminando fi no al 2000 abitudini a tavola, con l’alcol e il fumo e l’indice di massa corporea di ciascuno, registrando inoltre la prevalenza di infarto, ictus, diabete e tumori nel gruppo.
Ebbene, lo studio ha scoperto che il vino è legato a doppio fi lo con un più basso rischio di morte per tutte le cause. «Chi già consuma bevande alcoliche dovrebbe farlo in modo light, concedendosi uno, o al massimo due bicchieri al giorno, e preferibilmente di vino», suggerisce Martinette Streppel, nutrizionista dell’ateneo olandese.
I ricercatori hanno visto che il consumo di non più di 20 grammi di alcol al giorno - un bicchiere ne contiene 10 circa - comporta un rischio di morte ridotto del 36 per cento rispetto a quello degli astemi. E la riduzione del pericolo aumenta per chi, fra tutti i possibili drink, preferisce il vino. In generale chi beve mezzo bicchiere di vino al dì ha una riduzione del 40 per cento della mortalità generale e un’incidenza più bassa del 48 per cento di morte cardiovascolare. Il tutto si traduce in un’aspettativa di vita più alta per i bevitori light.
ELEONORA GRASSI
Mezzo bicchiere di vino al giorno regala circa 5 anni di vita in più, secondo uno studio olandese. L’analisi delle abitudini di circa 1.400 uomini di mezza età, seguiti per oltre 40 anni, ha rivelato che bere regolarmente una piccola quantità di alcol aumenta la longevità. E il maggior guadagno, quanto ad anni in più, si ha proprio per chi predilige mezzo bicchiere di vino al giorno: queste persone tendono a vivere circa quattro anni e mezzo- cinque in più rispetto agli astemi.
Non solo: secondo l’Adnkronos Salute chi consuma fi no a due bicchieri di vino, due pinte di birra o due dosi di superalcolici al giorno tende a vivere circa due anni in più dei non bevitori. I ricercatori della Wageningen University olandese hanno analizzato 1.374 uomini di 40 anni nati tra il 1900 e il 1920, esaminando fi no al 2000 abitudini a tavola, con l’alcol e il fumo e l’indice di massa corporea di ciascuno, registrando inoltre la prevalenza di infarto, ictus, diabete e tumori nel gruppo.
Ebbene, lo studio ha scoperto che il vino è legato a doppio fi lo con un più basso rischio di morte per tutte le cause. «Chi già consuma bevande alcoliche dovrebbe farlo in modo light, concedendosi uno, o al massimo due bicchieri al giorno, e preferibilmente di vino», suggerisce Martinette Streppel, nutrizionista dell’ateneo olandese.
I ricercatori hanno visto che il consumo di non più di 20 grammi di alcol al giorno - un bicchiere ne contiene 10 circa - comporta un rischio di morte ridotto del 36 per cento rispetto a quello degli astemi. E la riduzione del pericolo aumenta per chi, fra tutti i possibili drink, preferisce il vino. In generale chi beve mezzo bicchiere di vino al dì ha una riduzione del 40 per cento della mortalità generale e un’incidenza più bassa del 48 per cento di morte cardiovascolare. Il tutto si traduce in un’aspettativa di vita più alta per i bevitori light.
giovedì 29 ottobre 2009
UNA BELLA SERATA
Una bella serata martedi' 27 ottobre al Ristorante Gianni e Dorina a Milano.
Proposta dal nostro agente, pensavo alla solita cena di degustazione con tanti "nati imparati", ho trovato un ambiente accogliente e familiare, tante persone realmente appassionate e decise a capire i vini.
I padroni di casa hanno offerto un'accoglienza fantastica, l'ambiente è informale. Sono anni che vivono la passione per il vino, ne hanno quasi fatto un impegno lavorativo pieno. Hanno un'associazione che si propone di divulgare conoscenza, fanno corsi di degustazione, organizzano serate con i produttori.
Mi è toccato di presentare cantina e vini, ho cercato di trasmettere ciò che è più difficile da comunicare, la passione disinteressata. E' vero produciamo vino, dunque facciamo business, ma lo produciamo come piace a noi e perchè ci piace, tanto.
le domande sono state pertinenti, mai impertinenti (grazie per non avermi chiesto la percentuale di solforosa, perchè non facciamo biologico, cosa ne pensiamo dei vini veri), del resto, come ho già detto, si trattava di amici che il vino lo bevono, non lo leggono.
Abbiamo mangiato bene cibi perfettamente abbinati (greco di tufo con risotto, la morte sua, quasi come un Franciacorta saten con lo stesso piatto di mare).
Mi sembra che il Taurasi sia stato particolarmente apprezzato (il 2005), ho visto i bicchieri riempirsi e svuotarsi più volte, indice che il vino veniva bevuto, dopo il primo approccio "scientifico", senza tanti pensieri e disquisizioni.
Pare ci sia anche un premio, i soci votano tutti i vini presentati e quello con la media più alta vince, per l'accoglienza, l'ospitalità e la simpatia il premio i padroni di casi se lo sono già conquistato.
Ristorante Gianni e Dorina
Via Guglielmo Pepe,38
20159 Milano
Tel. 02 606340
e-mail: dorina@gianniedorina.com
Web: www.gianniedorina.com
Proposta dal nostro agente, pensavo alla solita cena di degustazione con tanti "nati imparati", ho trovato un ambiente accogliente e familiare, tante persone realmente appassionate e decise a capire i vini.
I padroni di casa hanno offerto un'accoglienza fantastica, l'ambiente è informale. Sono anni che vivono la passione per il vino, ne hanno quasi fatto un impegno lavorativo pieno. Hanno un'associazione che si propone di divulgare conoscenza, fanno corsi di degustazione, organizzano serate con i produttori.
Mi è toccato di presentare cantina e vini, ho cercato di trasmettere ciò che è più difficile da comunicare, la passione disinteressata. E' vero produciamo vino, dunque facciamo business, ma lo produciamo come piace a noi e perchè ci piace, tanto.
le domande sono state pertinenti, mai impertinenti (grazie per non avermi chiesto la percentuale di solforosa, perchè non facciamo biologico, cosa ne pensiamo dei vini veri), del resto, come ho già detto, si trattava di amici che il vino lo bevono, non lo leggono.
Abbiamo mangiato bene cibi perfettamente abbinati (greco di tufo con risotto, la morte sua, quasi come un Franciacorta saten con lo stesso piatto di mare).
Mi sembra che il Taurasi sia stato particolarmente apprezzato (il 2005), ho visto i bicchieri riempirsi e svuotarsi più volte, indice che il vino veniva bevuto, dopo il primo approccio "scientifico", senza tanti pensieri e disquisizioni.
Pare ci sia anche un premio, i soci votano tutti i vini presentati e quello con la media più alta vince, per l'accoglienza, l'ospitalità e la simpatia il premio i padroni di casi se lo sono già conquistato.
Ristorante Gianni e Dorina
Via Guglielmo Pepe,38
20159 Milano
Tel. 02 606340
e-mail: dorina@gianniedorina.com
Web: www.gianniedorina.com
sabato 24 ottobre 2009
I VINI DI VERONELLI 2010
Questi i giudizi della guida sui vini di Terre Colte
TAURASI CONVIVIO 2005 89/100
AGLIANICO MELITA 2007 86/100
GRECO DI TUFO 2008 85/100
TAURASI CONVIVIO 2005 89/100
AGLIANICO MELITA 2007 86/100
GRECO DI TUFO 2008 85/100
I Nostri Eventi
27 e 28 Ottobre
cena presso il ristorante
Ristorante Gianni e Dorina
Via Guglielmo Pepe,38
20159 Milano
Tel. 02 606340
e-mail: dorina@gianniedorina.com
Web: www.gianniedorina.com
sarà possibile degustare Greco di Tufo 2008 e Taurasi 2005
27-28-29-30 Novembre
Nella spendila Villa Campolieto di Ercolano (Napoli) dal 27 al 30 Novembre, fra affreschi e architetture settecentesche torna per il quinto anno consecutivo, la manifestazione enogastronomia più esclusiva che si propone quest’anno con un nuovo format ancora più originale e innovativo: VINI, VILLE e SAPORI.
VINI, VILLE e SAPORI, riproporrà, secondo un modulo che ha riscontrato un lusinghiero successo di pubblico, le esposizioni, gli incontri, le degustazioni e soprattutto le esclusive cene ambientate nelle stanze del gusto, percorso enogastronomico lungo il quale le pietanze e vini vengono proposti ai visitatori secondo accoppiamenti ideali, in uno scenario, come quello delle dimore storiche italiane che renderà i nostri appuntamenti irripetibili e diversi da ogni altro evento di settore.
Ercolano, Villa Campolieto
27 – 30 Novembre 2009
cena presso il ristorante
Ristorante Gianni e Dorina
Via Guglielmo Pepe,38
20159 Milano
Tel. 02 606340
e-mail: dorina@gianniedorina.com
Web: www.gianniedorina.com
sarà possibile degustare Greco di Tufo 2008 e Taurasi 2005
27-28-29-30 Novembre
Nella spendila Villa Campolieto di Ercolano (Napoli) dal 27 al 30 Novembre, fra affreschi e architetture settecentesche torna per il quinto anno consecutivo, la manifestazione enogastronomia più esclusiva che si propone quest’anno con un nuovo format ancora più originale e innovativo: VINI, VILLE e SAPORI.
VINI, VILLE e SAPORI, riproporrà, secondo un modulo che ha riscontrato un lusinghiero successo di pubblico, le esposizioni, gli incontri, le degustazioni e soprattutto le esclusive cene ambientate nelle stanze del gusto, percorso enogastronomico lungo il quale le pietanze e vini vengono proposti ai visitatori secondo accoppiamenti ideali, in uno scenario, come quello delle dimore storiche italiane che renderà i nostri appuntamenti irripetibili e diversi da ogni altro evento di settore.
Ercolano, Villa Campolieto
27 – 30 Novembre 2009
martedì 20 ottobre 2009
Vinitaly 2010
ieri 19/10/09, riunione in Camera di Commercio ad Avellino con le aziende irpine che hanno partecipato allo scorso Vinitaly.
Oggetto: la partecipazione al Vinitaly 2010
La posizione della CCIAA è la seguente:
non ci piace come la regione Campania gestisce la fiera, non ci piace come spende i soldi (troppi), non ci piace che alle aziende irpine (che rappresentano il 60% della Campania) sia data poca visibilità.
La soluzione:
la regione mette lo spazio e il marketing istituzionale, le Camere di Commercio attrezzano i singoli spazi locali e promuovono prima, durante e dopo la manifestazione l'immagine e le aziende della propria provincia.
In caso di non accettazione, le CCIAA sono pronte a fare un passo indietro e non partecipare alla organizzazione della fiera (anche economicamente).
Il problema:
pare sia stata nominata una cabina di regia dalla Regione che, senza guardare in faccia a nessuno e senza coordinarsi con le province, sta già organizzando tutto. A governare tale cabina i "soliti noti", che "già hanno affossato il consorzio di tutela", e che, aggiungiamo noi, sono poco simpatici alla Camera di Commercio di Avellino, pur provenendo, in parte, da questa provincia.
La nostra posizione:
andiamo ribadendo da sempre che manca coordinamento territoriale e marketing promozionale del territorio, dunque ben venga una prova di forza della CCIAA, se a questa seguono iniziative di promozione del territorio (si è parlato di Bordeaux), altrimenti l'isolazionismo serve a poco. Abbiamo bisogno che l'irpinia, le sue aziende, i suoi vini abbiano un chiaro posizionamento sul mercato e una loro immediata riconoscibilità (per esempio un marchio stile Gallo Nero per tutti i prodotti - così da distinguere, per esempio, l'aglianico irpino da quello delle altre province).
Dobbiamo, però, ribadire che uniti si ottengono risultati, divisi solo confusione. Questo vale a livello regionale e, soprattutto, locale. Finchè le aziende non avranno strategie comuni di sviluppo i risultati saranno sempre pochini.
Oggetto: la partecipazione al Vinitaly 2010
La posizione della CCIAA è la seguente:
non ci piace come la regione Campania gestisce la fiera, non ci piace come spende i soldi (troppi), non ci piace che alle aziende irpine (che rappresentano il 60% della Campania) sia data poca visibilità.
La soluzione:
la regione mette lo spazio e il marketing istituzionale, le Camere di Commercio attrezzano i singoli spazi locali e promuovono prima, durante e dopo la manifestazione l'immagine e le aziende della propria provincia.
In caso di non accettazione, le CCIAA sono pronte a fare un passo indietro e non partecipare alla organizzazione della fiera (anche economicamente).
Il problema:
pare sia stata nominata una cabina di regia dalla Regione che, senza guardare in faccia a nessuno e senza coordinarsi con le province, sta già organizzando tutto. A governare tale cabina i "soliti noti", che "già hanno affossato il consorzio di tutela", e che, aggiungiamo noi, sono poco simpatici alla Camera di Commercio di Avellino, pur provenendo, in parte, da questa provincia.
La nostra posizione:
andiamo ribadendo da sempre che manca coordinamento territoriale e marketing promozionale del territorio, dunque ben venga una prova di forza della CCIAA, se a questa seguono iniziative di promozione del territorio (si è parlato di Bordeaux), altrimenti l'isolazionismo serve a poco. Abbiamo bisogno che l'irpinia, le sue aziende, i suoi vini abbiano un chiaro posizionamento sul mercato e una loro immediata riconoscibilità (per esempio un marchio stile Gallo Nero per tutti i prodotti - così da distinguere, per esempio, l'aglianico irpino da quello delle altre province).
Dobbiamo, però, ribadire che uniti si ottengono risultati, divisi solo confusione. Questo vale a livello regionale e, soprattutto, locale. Finchè le aziende non avranno strategie comuni di sviluppo i risultati saranno sempre pochini.
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